Cavallerizzo di Cerzeto (Kajverici in arbëresh) è una frazione del comune di Cerzeto nella provincia di Cosenza che ha una chiarissima origine albanese. È situata alle falde di un monte degli Appennini chiamata Colle S. Elia (Rahji i Shën Lliut), o semplicemente Rahji, che si erge a circa 1000 metri di altezza dall’abitato. Circondato da castagni, e da numerosa fauna, l’abitato antico è diviso in tre borghi. Fu fondata, come anche le altre città della medesima origine, dai profughi albanesi in fuga verso il sud Italia intorno al XV, cioè quando l’Albania subì l’invasione Ottomana. Fu chiamata inizialmente San Giorgio in San Marco che poi si trasformò prima in Cavalcato e infine in Cavallerizzo; la sua appartenenza al comune di Cerzeto gli fece poi guadagnare quell’ultimo epiteto “di Cerzeto. Nel “Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli” di Lorenzo Giustiniani per Vincenzo Manfredi, Napoli 1797, alla voce Cavallerizzo si legge: “Questa terra è abitata da albanesi. Le sole donne però vestono alla “greca”. […] Si vuole che il suo nome fosse derivato da un cavallerizzo del Principe di Bisignano, che cedette quel luogo agli albanesi, quando i medesimi trasmigrarono dall’Albania epirica. È sempre detto Sangiorgio di Sanmarco”. In realtà la popolazione albanese rifondò una città già esistente e in declino e la trasformò portando la cultura arbëresh in questa zona costruendo anche una cappella e poi una chiesa in onore di San Giorgio Martire. Nel XIX secolo una delegazione di questo paese si recò presso la piana dei Greci, oggi piana degli Albanesi (Palermo) per acquistare proprio una statua di San Giorgio, patrono anche di quel luogo, statua ancora presente nel paese. A Cavallerizzo, come in tutti i paesi albanesi in Italia, era praticata la liturgia secondo il rito bizantino, sostituita nel XVIII secolo dal rito latino. Nel “Dizionario dei luoghi della Calabria” di Gustavo Valente del 1973, riporta le seguenti notizie su Cavallerizzo: La Parrocchiale, di rito greco, è intitolata a San Giorgio. Vi era una Confraternita laicale dedicata al nome del Rosario. Il Valente riporta così che a Cavallerizzo ancora nel 1973 persiste il rito greco-bizantino, estirpato già da circa due secoli. I santi più conosciuti a Cavallerizzo sono orientali: San Giorgio Megalomartire e Sant’Antonio il Grande. La Chiesa di San Giorgio Martire in Cavallerizzo risale al 1729, molto venerata è l’icona, stranamente dai canoni latini, del santo. Nel periodo della festa di San Giorgio, il 23 aprile, molti erano i giochi e le manifestazioni culturali per bambini e per adulti. Per esempio un gioco, che è particolarmente crudele, era gjelli në shkak (il gallo come bersaglio): si interrava un gallo dentro una fossa, lasciandoli fuori solo la testa, e i giocatori bendati dovevano cercare di colpirlo, chi riusciva ad ucciderlo riceveva in premio lo stesso sfortunato animale. Questa tradizione fu abbandonata negli anni settanta del secolo scorso, ma è rimasta molto conosciuta l’espressione të bëshin si gjelli në shakë. Gli abitanti di Cavallerizzo parlano in lingua albanese, l’arbëresh. Molti sono i proverbi e i modi di dire in albanese. Numerose i Vjersh, canti popolari tipici albanesi, e i canti nuziali (kënga e martesës). Latrunera o Kusar sono l’epiteto usato correntemente, in contrapposizione ai cerzitani che sono tradhitur ed i sangiacomesi çotara. Il borgo nel corso dei secoli ha sempre dovuto fare i conti con le frane infatti già nel XVII secolo ci sono documenti che attestano di movimenti franosi avvenuti nel tempo e di danni, seppur di lieve entità, occorsi alle strutture. La tipologia di frana che colpisce questi territori è di tipo molto lento, tanto da non aver mai provocato morti, poiché il loro scorrere lento dà molteplici avvisaglie tali da permettere di mettersi in salvo con larghissimo anticipo. Questa lentezza non ha mai convinto gli abitanti di Cavallerizzo a spostare il centro abitato, piuttosto li ha spinti a ricostruire le strutture danneggiate e cercare interventi sul movimento franoso stesso, sempre in maniera sterile. Nel 1952 fu proposta dal sindaco di allora la delocalizzazione del comune proprio a causa di questi eventi franosi, ma la proposta fu mal vista dalla popolazione e quindi fu immediatamente accantonata. Ma il 7 marzo del 2005 una forte frana colpì di nuovo il borgo e poiché i danni iniziarono a farsi seri e iniziarono ad esserci anche pericoli seri per la popolazione, ci fu la delocalizzazione forzata effettuata dalla Protezione Civile, la quale impose l’evacuazione del centro abitato e la costruzione di un nuovo centro più a valle chiamato “Nuova Cavallerizzo” al quale gli abitanti si sono opposti anche con la forza. La città entra a pieno regime nell’elenco delle città fantasma. Purtroppo il nuovo paese, oltre a trovarsi a valle del terreno in movimento, è stato costruito con criteri gelidi e distaccati, con casermoni di cemento suddivisi in cinque quartieri. In molti, a distanza di anni, aspettano ancora di poter rientrare nelle proprie case e nel proprio paese antico, ma non sono stati fatti i lavori di assestamento dell’area franosa. Dal 2007, con la nascita dell’Associazione “Cavallerizzo Vive / Kajverici Rron”, è partito un progetto per ottenere dagli enti preposti un piano di recupero ambientale, edilizio, culturale e religioso di tutto il centro storico di Cavallerizzo.

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