Amendolea Vecchio è un piccolo paese in provincia di Reggio Calabria, frazione del comune di Condofuri, situato al centro dell’area grecanica. È situato a pochi chilometri dal mare, sulla riva della fiumara Amendolea, sovrastato dalla rocca su cui sorge l’imponente Castello dei Ruffo. La fiumara corrisponde all’antico fiume Alece che segnava il confine tra i territori di Reggio e Locri. Si dice che un tempo la fiumara fosse navigabile e che Amendolea fosse direttamente raggiungibile dal mare. Le origini del paese sono incerte. Si ritiene che esso sorse in epoca precedente a quella dell’adiacente castello di origine bizantina, anche se la storia del paese è nota dal 1624, momento in cui subentrò al possesso del feudo la famiglia Ruffo. A partire dal XII secolo, grazie alla sua posizione strategica, Amendolea assunse una sempre maggiore importanza, sia politica che militare. Dal 1495, le terre di Amendolea passarono sotto diverse famiglie di feudatari, fino al 1624, quando furono acquistate da Francesco Ruffo, la cui famiglia le mantenne fino al 1806, anno in cui l’età feudale terminò. I Ruffo non risiedettero mai ad Amendolea, ma ne affidarono il controllo a dei fiduciari. Questo perché il feudo di Amendolea presentava delle difficoltà di controllo, anche per il fatto che la popolazione parlava ancora la lingua grecanica, oramai estinta in tutto il resto della Calabria. Nonostante l’importanza della zona a livello politico e militare, la difficile accessibilità dei luoghi, la mancanza di strade e le scarse risorse, resero il paese principalmente dedito all’agricoltura e alla pastorizia. Nel 1801, il sindaco vietò addirittura la vendita e l’abbattimento delle foreste di querce, poiché le ghiande servivano per produrre il pane per sfamare la popolazione. Nel 1811 Amendolea divenne comune autonomo. Il paese fu però terribilmente danneggiato dai terremoti del 1783 e del 1908 ed infine si decise di evacuare e abbandonare dagli abitanti a causa dell’alluvione del 1956. Gli abitanti si stabilirono nella nuova frazione di Amendolea, ai piedi della montagna, lasciando sulla rocca i ruderi del loro vecchio paese. Oggi, accanto ai ruderi del paese, nella parte più alta, vi sono oltre a quelli del castello anche quelli di quattro chiese: SS. Annunziata, Santa Caterina, S. Sebastiano e S. Nicola, a testimonianza del forte culto religioso che si aveva in questi centri. Della Chiesa di Santa Caterina, di origine basiliana, ormai rimangono pochi ruderi: la parte absidale e i muri perimetrali. La Chiesa di S. Sebastiano risale al XII secolo. Nella struttura si notano ancora degli affreschi dell’epoca, si vedono i muri perimetrali ed è rimasto intero un campanile dallo stile particolare. La Chiesa della SS. Annunziata, ricordata per la prima volta nel 1310, è di origine bizantina. Da recenti scavi archeologici, sono stati riportati alla luce un’intera navata e il fonte battesimale. La Chiesa di S. Nicola conserva importanti testimonianze pittoriche di tradizione bizantina. Nonostante le passate trasformazioni e l’attuale stato di degrado, il borgo conserva ancora, nell’impianto urbanistico, evidenti segni della fase medievale. Sono infatti ben visibili ampie porzioni del recinto murario di età angioina, soprattutto nella parte sud orientale.

(Fonte viaggiareincalabria.com)

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