I ritrovamenti avvenuti nei primi anni del nuovo millennio, più precisamente nell’anno 2002 in seguito ad un grosso incendio che, disboscando notevolmente la zona, diede risalto a questi enormi complessi di pietre accorpate fra loro, sono da un punto di vista archeologico nonché antropologico molto interessanti, in quanto aprono scenari di notevole interesse circa l’esistenza di popolazioni di molto antecedenti la colonizzazione delle terre calabresi da parte dei greci. I cosiddetti megaliti di Nardodipace, collocabili temporalmente tra il V e il II millennio a.C., sono collocati in due zone distinte: geosito A e geosito B. I megaliti sono costituiti da quarzo e granito e, simili strutturalmente ai megaliti inglesi, hanno provocato negli anni ferventi polemiche. La questione riguardante i megaliti è ancora aperta e ha visto nel corso degli anni la tesi sismologica gettare non pochi dubbi sulla teoria di una civiltà che abbia colonizzato questi territori e lasciato un segno quasi indelebile sul territorio. Il grecista Franco Mosino ha collegato questa civiltà a quella dei Lestrigoni o Pelasgi descritti da Omero nell’Odissea e sui quali si dilunga lo studioso Domenico Raso in alcuni libri scritti dopo il rinvenimento dei due geositi megalitici in oggetto. In molti sono venuti nel piccolo centro calabrese a studiare i siti megalitici senza fornire però finora nessuna risposta certa. Ciò è anche dovuto ad una mancanza di volontà, da parte delle autorità competenti, di avviare lavori di accertamento oltre che gli opportuni scavi al fine di verificare e ufficializzare la natura di questi complessi. Tale discussione però, oltre a risolversi facilmente a favore della stessa tesi antropica qualora si osservino da vicino i complessi in oggetto, pare giungere ad un punto di svolta in seguito alla constatazione conoidale di uno dei due geositi, quello denominato con la lettera A. La particolarità di queste strutture è che si tratta di “triliti”, una forma che si riscontra principalmente nel megalitismo bretone e in particolare nella nota Stonehenge. Per quanto i blocchi dei triliti possano presentare facce piane derivanti da attività tettoniche preesistenti che hanno agevolato la loro estrazione dalla cava, vi sono diversi indizi dell’intervento umano per la loro erezione: la cura nell’assemblaggio dei blocchi; la grande attenzione agli incastri fra gli elementi contigui, che, nel caso degli ‘architravi’ era agevolata da geometrie ‘a conca’ prodotte da lavorazioni con lo scalpello; la loro disposizione geometrica a rappresentare una vera e propria ‘architettura’, con piani o basi di appoggio squadrate su cui gravano i ‘pilastri’ costituiti a loro volta da blocchi di aspetto più o meno geometrico (cubico o parallelepipedo). Questi ultimi recano, talora, incisi ‘pittogrammi”. Inoltre sono stati studiati dal dipartimento di archeofisica dell’Università di Torino, risultando essere astronomicamente allineati proprio con il più famoso sito inglese di Stonehenge. Del resto il geosito di Nardodipace è da molti associato a quelli presenti in Sicilia ma soprattutto a quelli di Malta, altro luogo in cui ritroviamo Menhir e simboli riscontrabili nel sito calabrese. Piuttosto che di una civiltà propriamente uscita dalla letteratura greca di prima generazione, è il carattere celtico delle spirali, ma soprattutto la grafica runica a metterlo in evidente connessione con popolazioni scese da Nord, o perché no, giunte a Nord da Sud, e quindi con un percorso inverso, infatti, come quelle di Malta o di Stonehenge le pietre calabresi “parlano”, per così dire, la stessa lingua, utilizzano il medesimo alfabeto e i medesimi simboli. Forse rimane l’unica testimonianza di una Civiltà della Pietra, ben più antica forse del V millennio, e scomparsa, di cui il sito di Nardodipace costituisce, ad oggi, un unicum in terra italiana. Esso è di fatto l’unico sito megalitico rimasto in piedi, anche se parzialmente, con i megaliti decorati, ancora in sito. Tutto ciò che si trova a Nardodipace fa pensare ad un sito religioso, funerario e astronomico destinato al culto e alla venerazione della Grande Madre.

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geosito B, Sentiero Geosito B, Nardodipace VV, Italia

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