A circa due chilometri dal nuovo vescovado di Mileto, si trova il vecchio centro completamente raso al suolo dal terremoto del 1783. La posizione è naturalmente difesa e posta a presidio del passaggio dell’importante via di comunicazione della via consolare romana Annia Popilia che univa Reggio al resto della penisola italiana. Testimonianze di un primo stanziamento umano sul sito si hanno per l’età romana imperiale, fase in cui molto probabilmente nell’area si trovava una grossa villa rustica legata allo sfruttamento della terra. Il periodo di maggiore splendore della vecchia Mileto fu comunque l’età normanna, ed in particolare l’XI sec. con l’affermarsi in Calabria ulteriore della nobile famiglia degli Altavilla con il Gran Conte Ruggero I (detto il normanno) nativo proprio di Mileto. In questa fase vi fu un importantissimo sviluppo dell’edilizia e delle botteghe artigiane ed artistiche. Oltrepassando il cancello principale della recinzione del parco, sul quale è rappresentato un “tarì”, la moneta principale del sistema ponderale normanno, si incontrano sulla sommità della collina a sinistra gli imponenti ruderi dell’Abbazia della SS. Trinità, uno dei principali monumenti del medioevo calabrese. Venne fondata intorno al 1060 sotto Ruggero il Normanno e divenne col tempo una specie di “cappella di famiglia”, al suo interno trovarono sepoltura infatti il Gran Conte e le sue mogli (ben noto è il sarcofago di Eremburga, una di esse). L’Abbazia, divisa in tre navate con absidi sul fondo e transetto, si trovava sulla collina immediatamente al di fuori del centro, verso Nord; divenne tanto ricca e potente da avere possedimenti in tutta la Calabria meridionale. Ciò che rimane oggi è un’alta porzione di muro, appartenuta alla facciata romanica della chiesa, realizzato sui modelli del tempo quali l’Abbazia di Cluny in Francia; restano sul terreno le tracce delle pareti con numerose basi di capitelli e colonne. La violenza del terremoto ha completamente distrutto l’edificio conventuale che doveva trovarsi immediatamente a Sud della chiesa. Riguardo a questo monumento è emblematica la testimonianza che ci lascia il noto scrittore A. Dumas nel suo “Viaggio in Calabria”: “… La bella chiesa della Trinità a Mileto, una delle città più antiche delle due Calabrie, il 5 febbraio si inabissò all’improvviso in modo tale che si poteva vedere solo la guglia del campanile. Un fatto ancora più inaudito è che tutto quel vasto edificio fu inghiottito dalla terra senza che nessuna delle sue parti sembrasse aver subito il minimo spostamento”. Il settore meridionale della collina, l’area delle cosiddette “Lamie”, corrisponde alla “cittadella” del centro medievale, ovvero il luogo ove si trovavano il cuore del potere temporale e spirituale: il palazzo del signore e la Cattedrale. Il piccolo rilievo, staccato dal resto del crinale collinare, era cinto da un possente muro che serviva da difesa, ma anche da contenimento per la cittadella. Ancora oggi, in parte coperto dalla vegetazione, è possibile ammirare questo possente muro. Nella parte sommitale si trovavano ai due lati di una piazza, così come nell’abitudine normanna, la cattedrale, anch’essa in stile romanico a tre navate ma di dimensioni decisamente minori rispetto all’Abbazia della SS. Trinità ed il “Palazzo di Ruggero” i cui resti oggi corrispondono a quelli del vescovado settecentesco edificato molto probabilmente sui resti del maniero normanno. Lungo il percorso all’interno del parco archeologico è interessante notare anche i piccoli edifici rurali “moderni” realizzati con materiali di riutilizzo della vecchia città medievale, non è infrequente ad esempio imbattersi in colonne romane, riutilizzate all’interno delle chiese e poi nuovamente riutilizzate dopo il terremoto come basi di torchi per l’uva. La bellezza e la grandezza degli edifici della Mileto normanna costituivano un emblema per la Calabria medievale, con gli Altavilla infatti comincia a diffondersi il cristianesimo di tradizione latina all’interno di un territorio che fino ad allora era costellato di cenobi di rito orientale. Alcuni preziosi reperti provenienti dai resti della vecchia città sono esposti al museo diocesano presso l’attuale vescovado di Mileto, il museo costituisce l’ideale completamento di una visita alla vecchia Mileto, una delle capitali del medioevo calabrese.

(Fonti sosed.eu)

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