Le Reali ferriere ed Officine di Mongiana o Villaggio Siderurgico di Mongiana o Polo siderurgico di Mongiana è stato un importante complesso siderurgico realizzato dall’architetto napoletano Mario Gioffredo sotto direttive della dinastia dei Borbone di Napoli. Il primo direttore fu G.F. Conty. Parte integrante del complesso industriale e militare del Regno delle Due Sicilie, e impianto di base per la produzione di materiali e semilavorati ferrosi (poi rifiniti sia in loco, che presso il polo siderurgico di Pietrarsa), arrivò nel 1860 a dare lavoro a circa 1500 operai. Travolto dalle vicende legate al processo di unificazione politica della penisola italiana, fu messo in secondo piano da parte del governo sabaudo, causando un rapido declino del complesso siderurgico, conclusosi con la cessazione dell’attività nel 1881. I metodi di lavorazione non erano moderni e la produzione quindi all’inizio fu modesta, per ovviare a ciò un gruppo di studiosi fu mandato a studiare in Europa centrale gli altri centri siderurgici. Fu migliorata la combustione negli altiforni, fu razionalizzato il ciclo produttivo e furono aperte anche nuove miniere nel comune di Pazzano: Principe Ereditario, Carolina e S. Ferdinando. A partire dal 1806 la Calabria è sotto il controllo dei francesi e il Ministero della Guerra e Marina francese diventa il proprietario del complesso. In questo periodo si migliorano i forni fusori, vengono emessi regolamenti per lo sfruttamento boschivo, in più il polo venne restaurato e raddoppiato in dimensioni e la costruzione di un complesso più moderno dislocato nell’area delle Vecchie ferriere di Stilo. In questa zona si costruiscono nuove ferriere tra cui la Robinson (alla confluenza tra l’Allaro e il Ninfo), una fonderia di cannoni e una fabbrica di fucili nella quale se ne fabbricavano solo i componenti. Fu potenziato il collegamento stradale tra le miniere di Pazzano e Mongiana. Migliorano anche le condizioni dei lavoratori: orario ridotto lavoro, assistenza medica, pensione e istruzione pubblica. Il periodo francese quindi è stato motivo di crescita e sviluppo per il polo siderurgico calabrese e per tutti i suoi abitanti. Grazie ai cambiamenti apportati durante il periodo di governo francese di Gioacchino Murat, si passa a una fase di produzione anche ad usi civili: il ferro per la ferrovia Napoli-Portici, il ponte Real Ferdinando sul Garigliano e Cristina sul Calore. Il capitano D’Agostino nominato “Istitutore delle fonderie” e il suo allievo Panzera, a conoscenza dei miglioramenti della siderurgia in Francia nel 1838 grazie a un loro viaggio iniziano a modernizzare il complesso calabrese con l’utilizzo di carbone di Faggio ed altre tecniche innovative, le quali trovarono realtà nelle fusioni a partire dal 23 luglio del 1841. Lo stesso anno vengono completati i lavori della nuova fonderia Ferdinandea, iniziati nel 1789 e ampliata la fonderia di Mongiana, con i 3 altiforni Santa Barbara, San Ferdinando e San Francesco. Nel 1864 la commissione per le ferriere vende gli stabilimenti e i boschi della zona alla Società Generale del Credito Mobiliare e Banco Nazionale. La scoperta provocò incredulità, poi risentimento e protesta, infine, violenza. Ci furono furti, saccheggi, vandalismi ai danni delle ferriere. Nel 1874 il governo italiano vende tutti gli stabilimenti siderurgici del polo e i boschi del circondario ad un’asta vinta dall’ex garibaldino e poi parlamentare del nuovo regno Achille Fazzari. Egli tentò di riattivare il centro chiuso ma alla fine abbandonò i beni di Mongiana anche per l’assenza di aiuti da parte del governo. Si dedicò tuttavia alla zona della Ferdinandea dove vi era la produzione di acqua minerale, una piccola centrale idroelettrica, e segherie. Sempre nel 1875 realizza una ferrovia e una teleferica per il trasporto dei materiali da Ferdinandea al mare. Per 40 anni la Ferdinandea diventa un importante centro economico calabrese. A Ferdinandea fu ospite anche Matilde Serao.. Il Museo delle reali ferriere borboniche o MUFAR è un museo di archeologia industriale che raccoglie la storia di questo luogo. L’allestimento museografico è flessibile e articolato, con installazioni digitali interattive, e si sviluppa come un racconto coinvolgente della “Vicenda Mongiana”: estrazione del ferro, forza motrice, boschi e carbone, viabilità, tecnologie e produzioni, condizione operaia.

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