Il Palazzo del Governo, situato in piazza XV Marzo a Cosenza e sede della provincia, fu testimone di episodi storici di rilevante importanza quali la rivolta contro i Borboni del 25 Marzo, la visita di Garibaldi ed il soggiorno degli Augusti Sovrani Umberto e Margherita di Savoia. È stato costruito in stile neoclassico tra il 1844 e il 1847, sulle strutture di un monastero, quello di Santa Maria di Costantinopoli di cui rimane qualche traccia nei sotterranei del Palazzo. Uno degli elementi artistici più solenni presenti nell’edificio è senza dubbio la Sala del Consiglio Provinciale. Una sala di rappresentanza, sede delle riunioni del Consiglio, la cui proposta fu presentata dal Sig. Pancaro il 22 Gennaio 1875 in questi termini: “(…) progetto d’arte per la costruzione di una nuova sala del Consiglio Provinciale per £. 81.000 (…). Il Consigliere Starnile raccomanda di essere adibito nei lavori di ornamento Michele Trotta da S. Benedetto Ullano, ed il Consigliere del Giudice fa uguale raccomandazione per Veltri (…)”. Un’accelerazione dei lavori avvenne nel 1878 allorché Cosenza si preparò alla visita dei Sovrani Umberto 1 e Margherita di Savoia: “(…) in vista della prossima venuta in Cosenza delle LL. MM. Il Re e la Regina d’Italia, disponesi di eseguirsi in via d’urgenza i lavori di decorazione interna detta nuova sala del Consiglio Provinciale (…)”. Il programma iconografico della Sala del Consiglio presenta paesaggi, figure antropomorfe e decorazioni floreali nel ciclo pittorico più basso e, in quello centrale, quattro medaglioni con immagini-busto di uomini cosentini illustri e quattro grandi ritratti con le effigi di uomini di storia e cultura italiana, in parte legati alle sorti della Calabria, oltre ad una bellissima raffigurazione della Giustizia. Nei medaglioni sono rappresentati quattro studiosi di quattro discipline: Bernardino Telesio per la filosofia, Antonio Serra per l’economia, Gian Vincenzo Gravina per la letteratura, Gaetano Argento per il diritto. I ritratti invece sono di Ruggero d’Altavilla e Federico II, in posa severa e meditativa con i loro attributi regali, Dante e Machiavelli. Sopra i riquadri sono raffigurati putti che simboleggiano le attività della Provincia cosentina e, sul soffitto, una decorazione pittorica che ne celebra il trionfo, affiancata dalle personificazioni della Pace e di Marte (momenti contrapposti e coesistenti in qualsiasi governo), dai simboli della Casa Savoia e da varie allegorie. L’analisi dei personaggi effigiati, relativi al patrimonio intellettuale cosentino e al passato storico e letterario dell’Italia, giustifica la scelta dell’ipotetico committente di celebrare le glorie locali in concomitanza con la celebrazione della Nazione unita. I personaggi effigiati non hanno apparentemente nulla in comune eppure esiste un filo conduttore: gli interessi verso la giurisprudenza, l’economia, la politica, la letteratura e la filosofia ovvero quelle facoltà che animano l’intelletto indirizzandolo verso la corretta conoscenza e gestione della realtà. Il Palazzo del Governo, infatti, potrebbe ben chiamarsi pantheon cosentino dal momento che nella sala più importante dell’edificio si riuniscono i ritratti di quei personaggi che “(…) con la spada, la penna, il pennello e la religione diedero lustro e decoro alla città di Cosenza”. Un simile programma iconografico, seppure affidato ad Enrico e Federico Andreotti, fiorentini, richiese molte altre mani, la cui identificazione è spesso ardua a causa della priorità che i due artisti ebbero nella decorazione della sala e per l’anonimato nel quale restano le maestranze di gran parte del cantiere. Questi giovani talenti locali, nei nomi di Eugenio Tano, Michele Trotta, Angelo Mazzia e altri, iscritti alle massime scuole di Belle Arti del 1800 ed incaricati dalla Provincia stessa, furono coordinati dalla cultura artistica di Federico Andreotti. Essi, in una perfetta sintesi di esperienze toscane e napoletane, realizzarono con sapiente artifizio l’invenzione dettata dal committente e connessa alla funzione che la Sala del Consiglio rivestiva. Per la sua composizione unitaria, le caratteristiche figurative, la perfetta sintesi tra le arti, la qualità di realizzazione, la Sala rappresenta un unicum nel panorama architettonico e artistico meridionale.

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